
• Heavy'zine Escono da un calderone di feroce e battagliero metallo napoletano questi Entropy, di cui avevo gia' apprezzato un 4 tracce-demo. "Wrong days" e' un lavoro apprezzabile da un lato per la perizia e l'onesta' professionale del combo, dall'altro, per la volonta' di proporre ritmi variegati e melodie mai stucchevoli.La tecnica del chitarrista Acampa e' piu' da feeling che da "Mike varney" , ma l i vocalizzi di un AL sempre presente e di un duo ritmico costantemente focalizzato sull'obiettivo, contribuiscono a dare al full lenght un valore aggiunto. Pezzo preferito: Underwater child. Aspettiamo il prossimo lavoro!! Heavy'zine 1999 • by Night La notte in Riviera
“[…] Da sempre regno di tutti i gruppi heavy e non - purchè emergenti - è l’Hard Rock Cafè, pub e ristorante, un vero e proprio ritrovo per i giovani rockettari che amano l’heavy metal, la fusion ed il blues. Tra i gruppi di maggior successo che si esibiscono Giovedì, Sabato e Domenica, si sono distintio i Second Out e gli Entropy. […]”
by Night, 1994
• Metal Hammer Entropy
“Ordinary Lives”
“Una band stranissima ci arriva da Napoli. Cercare di mettere su carta quello che una band mette su nastro è a volte impresa difficile, ma quando, come nel caso di questi Entropy, le sfumature sono tutto, viene da mangiarsi le dita. Questo gruppo fa hard rock, e qui non c’è niente da discutere. Hard rock, rock duro, non metal o altro. Epperò, in tutti i loro pezzi mettono qualcosa che impedisce loro di scadere nel banale, nel già sentito, anche se magari i riffs che Alfredo snocciola alla chitarra magari non sono i più originali del mondo. Vediamo se mi riesce un paragone. E’ come se Donald “Buck Dharma” Roeser (dei B.O.C.) avesse preso una botta in testa e deciso di suonare come una primissima incarnazione dei Danzig. Beh, no, non è proprio così, ma l’idea è quella. O meglio, come se io St. Vitus fossero ringiovaniti e avessero preso residenza a Capri invece che a Frisco. Ok, sono le tre di notte, ho sonno e mi si ingarbugliano le idee in testa. Rimane che Al, il cantante della voce, è bravo, ma proprio bravo. E’ la classica dimostrazione di come la voce, a volte sia il cinquanta per cento di un gruppo, soprattutto hard. E in questo caso, ce la mette tutta a dimostrarcelo come per esempio in “The Drection”, il miglior brano del nastro, una ballad con la B maiuscola. Dolcissima e struggente, ma non zuccherina. Eppoi, grandissima registrazione. C’è un senso di tristezza, di grigiore, che magari non ti aspetteresti da un gruppo di Napoli, che permea questo demo, e ti rimane addosso dopo che la cassetta è finita. Un must vero e proprio per gli amanti delle atmosfere raffinate e dell’hard fatto come si deve. Comprare…(una sola perplessità: la cover di thriller a 78 giri potevate evitarla!!!)”
METAL HAMMER,
1994, p. 69
• H M Entropy
Napoli
Hard Rock Cafè
“Gli Entropy sono una delle migliori realtà del metal nostrano e rappresentano in pieno la rinascita della scena nella città partenopea in cui, dopo l’esplosione di bands della prima metà degli anni ’80, negli ultimi tempi era diventato al quanto difficile assistere ad un acts di buon livello. Gli Entropy si fanno portavoce di un serrato power-metal ricco di spunti interessanti ed estremamente coinvolgente in cui la tecnica individuale dei singoli componenti (molto alta) non va mai a discapito della potenza delle songs e non soffoca mai la creatività del combo. Per dirla in breve, la band, pur potendoselo permettere, non si esibisce mai in virtuosismi inutili e punta sulla compattezza del proprio sound (in certi momenti, autentico granito). Alfredo Acampora alla chitarra, Michele Coppola alla batteria, Marco Campassi al basso e “Al” alla voce scatenano il delirio dei circa cento presenti all’Hard Rock Cafè sin dalle prime note dell’iniziale “Steel” (il titolo è tutto un programma), pezzo dei Wolfsbane riarrangiato in modo decisamente energico. “Seasons Of Life” è un’affilatissima mannaia che colpisce senza pietà, potendo contare, per il portamento a termine dell’opera omicida su di un Al scatenato, sempre padrone dello stage e in grado di trascinare il pubblico in esaltanti cori anche quando il brano è completamente sconosciuto! Un punto che va comunque mosso al gruppo è quello di aver infarcito il proprio set di troppe covers. Alla fine ne sono state contate sette! Non bisogna aver paura di proporre materiale proprio, in special guisa quando quest’ultimo è estremamente valido come dimostrato dall’esecuzione di songs come “The Queen Of Rage” e “The Direction” (in cui il drumming di Michele Coppola ha fatto faville). In mezzo a tutto questo, quindi, arrivano “T.N.T.” degli AC/DC e “Legaci” dei Testament che, in ogni caso, riscuotono un ottimo successo (suonare un brano di Angus Young e soci in un piccolo club è, infatti, una via molto veloce per garantirsi il consenso della platea); “We Care A Lot” dei Faith No More, cantata dal batterista, cade nell’indifferenza più assoluta ma subito dopo piomba sui presenti il micidiale riff di “2 Minutes To Midnight” degli (c’è bisogno di dirlo?) Iron Maiden e, a questo punto, l’Hard Rock Cafè ha rischiato veramente di venire giù. Ci sarebbe, a tale proposito, da fare un discorso complesso e (forse) inutile sul presunto dominio della scena metal delle varie “nuove tendenze” e dei vari “crossovers”. Il cuore dei fans si rivolge verso cose ben più sincere di “contaminazioni” che odorano di speculazione commerciale a un silometro di distanza. La diversità di reazione da parte del pubblico nei confronti di “We Care A Lot” e di “2 Minutes…” non ha fatto altro che avallare tale concetto. Al non ha provato neanche ad emulare Bruce Dickinson. Ha lasciato che fosse il popolo metallico a cantare a squarciagola quella che è una delle più belle canzoni nella storia del nostro genere, passando di mano in mano il microfono affinché tutti (sottoscritto compreso) potessero avere il piacere e l’onore di urlare una breve strofa di un testo che era conosciuto a memoria da tutti i presenti! Quando finisce il concerto rimane l’impressione che gli Entropy siano una band che può dare molto in futuro e che, in fondo, se si vogliono trovare buoni gruppi e buon metal senza spendere cifre astronomiche a volte non è necessario andare troppo lontano.
Maurizio De Paola
per H M, 1994, p. 29
• Flash Metallo Iitaliano
Italian tapes
Entropy
“Ordinary Lives dei campani Entropy è un chiaro esempio di come anche in Italia si possa suonare metal ad alto livello. Dopo i cori e l’organo dell’introduttiva King Of The Grey Space, ecco due brani che faranno la gioia di tutti gli amanti dello speed: The Queen Of Rave e See Naples And Die/Fruit Market. La voce è cattiva ma quando serve melodica, la selezione ritmica fulminante grazie soprattutto al cronometrico drummer Michele (non per niente cita Powell, Peart e Phillips come suoi maestri). Stupenda la ballata The Direction, mentre assolutamente da evitare l’orribile cover dell’altrettanto orribile Thriller di Michael Jackson. Entropy: ancora un po’ acerbi, ma suonano alla grande!”
F.L. per FLASH,
Dicembre 1994, p. 38
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